Il tempo delle castagne

Ieri sono stata invitata alla prima mangiata di caldarroste.
Partiamo dal presupposto che adoro le castagne, se poi sono accompagnate da un buon tè caldo e dalle risate con gli amici, anche le fredde serate autunnali si scaldano.

Certo che sbucciare le caldarroste non rientra nella classifica delle azioni più eleganti del bon ton.
Per quanta attenzione si faccia, qualche pezzo di guscio sfugge, le mani si colorano di nero e alla fine resta il boccone del rispet, che per noi trentini è l’ultimo pezzo che rimane quando si mangia dallo stesso piatto e che nessuno prende per paura di sembrare ingordo.

Piccole soluzioni per minuscoli problemi:
– Se possibile apparecchiare tovaglie colorate, evitare il bianco che fa risaltare eventuali macchie.
– Usare tovaglioli di carta, atto terribile per il bon ton ma se usiamo quelli ecologici evitiamo sprechi di energia nel lavaggio e non mettiamo in imbarazzo gli ospiti che lasciano le impronte.
– Preparare più ciotole invece che una unica; si evita così che gli ospiti debbano alzarsi o allungarsi per servirsi ( a me sembra di avere gli sguardi addosso quando prendo un’altra manciata di castagne).
– Apparecchiare un piatto per le bucce porterà meno imbarazzo per gli ospiti e più comodità quando sarà ora di pulire.

Quella voglia di castagne e cose semplici. E l’aria fredda di autunno che ripulisce il cielo e spinge avanti le preoccupazioni. E tu senti che questa stagione ha molte cose da dirti.
– Fabrizio Caramagna –

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