Paese che vai, usanza che trovi

Ore 18.45, El Tubo, Saragozza. Cinque italiani si siedono ai tavolini all’aperto di un ristorante. Ci sono 28°C e l’aria profuma delle emozioni del primo viaggio (di lavoro) dopo un anno e mezzo.

Noi: “Cinco Huevos al salmorrejo, por favore” (cinque uova al salmorejo, per favore).
Cameriere: “¿Turistas?”
E noi che pensavamo di poterci mimetizzare, cosa ci ha traditi? L’ora ovviamente.
In Spagna la cena è normalmente servita dalle 20 alle 22.30, alle 18.45 al massimo si fa aperitivo.

Ecco che così abbiamo passato la cena, perché le uova ce le hanno portate anche se era presto, a parlare delle abitudini culinarie del mondo che più ci hanno colpito nei viaggi fatti.

L’acqua gratis nei ristoranti a Boston, l’assenza di brocche o bottiglie di acqua durante le cene in famiglia a Edimburgo, mangiare il cous cous con la mano (la destra) dallo stesso piatto condiviso nel centro della tavola da amici a Casablanca, fare un ruttino a fine pasto a Pechino, invece a Voronež non si consuma mai un pasto “a secco” cioè mentre si mangia si deve bere, anche tè caldo.
A Saint-Malo non è carino dividere un piatto, le porzioni non sono poi così abbondanti, a Nazareth non si mangiano carne e formaggio assieme (questo è un precetto biblico più che semplice bon ton), e, cosa che per me è una gioia, a Pamukkale il tè è un segno di ospitalità quindi è buona educazione accettarlo, attenzione però che viene servito molto dolce e bollente.

Viaggio che fai, eccezione che trovi.
Sono sicura che qualcuno ha esperienze diverse da queste, ma noi abbiamo riso tanto ricordando le tradizioni che ci sono rimaste nel cuore, in fondo il mondo è proprio bello perché è vario.

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