Il linguaggio delle posate

Vi siete mai chiesti come e dove mettere le posate quando non le usiamo? E come evitare che il cameriere sparecchi prima che abbiamo finito?

Sorvolando su alcune superstizioni, non so voi ma mia nonna scomponeva le X create con le posate perché diceva che portavano male, è curioso vedere come anche la tavola sia canale di un linguaggio, magari poco conosciuto, ma interessante.

Breve dizionario del linguaggio delle posate:

Pausa ma mangio ancora.
Manico del coltello a destra sulle 4 e forchetta a sinistra a segnare i 40, lama e rebbi si toccano nel centro del piatto. Le posate devono essere nel piatto e non toccare la tovaglia, altrimenti potrebbero gocciolare.

Prossima portata
Possiamo anche comunicare quando siamo pronti per la portata seguente formando una croce, la punta della forchetta verso l’alto, 12, e la lama del coltello sulle 9

Finito
Se invece il piatto può essere portato via definitivamente, le posate sono messe accostate, sempre con manici esterni a segnare le 6.30, c’è anche chi considera valide le 4.20.

Con le posate possiamo anche esprimere il nostro gradimento:

Eccellente
Se ciò che abbiamo mangiato era davvero buono, le posate andrebbero messe parallele in orizzontale 9.15/03.45

Non così bene
Se invece non abbiamo apprezzato molto, possiamo metterle a x con la lama del coltello fra i rebbi della forchetta.

E il cucchiaio?
Spesso non è contemplato nel linguaggio ma la regola fondamentale è di non poggiarlo sulla tovaglia dopo averlo usato; a fine pasto meglio metterlo parallelo alle altre posate.
Nelle situazioni più formali o ricercate ci potrebbe essere un piattino sulla sinistra dove lasciarlo.

Come per tutti i linguaggi, anche questo funziona solo se è conosciuto e condiviso.

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